Ronaldo, l’Ultimo Mondiale del Portogallo: la Mia Analisi su CR7
Caricamento...
Scrivo queste righe da tifoso di calcio prima ancora che da analista, perché su Cristiano Ronaldo è impossibile restare del tutto freddi — soprattutto per noi in Italia, che lo abbiamo avuto in casa per tre stagioni e sappiamo cosa significhi vederlo segnare con la nostra Serie A. Oggi, alla vigilia di Portogallo-Uzbekistan, quel Ronaldo lì è diventato un caso. A 41 anni, a secco da dieci partite consecutive nei grandi tornei con la maglia lusitana, è finito nel mirino delle critiche dopo il deludente 1-1 all’esordio con la RD Congo. E la domanda che il Portogallo si pone — andrebbe lasciato in panchina? — merita una risposta onesta. Provo a dargliela.

Il dato che pesa: dieci partite senza gol che contano
Partiamo dai numeri, perché sono il mio mestiere e non mi piace nasconderli. Ronaldo ha attraversato dieci match di fila ai grandi tornei — tra Mondiali ed Europei — senza trovare la rete. Per un giocatore che ha costruito la propria leggenda sulla puntualità realizzativa, è un’anomalia statistica che non si può liquidare come sfortuna. Contro la RD Congo, in una partita che il Portogallo doveva vincere, è arrivato l’ennesimo pomeriggio storto: un 1-1 che ha lasciato i lusitani a un solo punto nel girone K e ha riacceso un dibattito che cova da mesi.
Oggi, a Houston, contro un Uzbekistan alla sua prima storica partecipazione iridata, Ronaldo è chiamato a una prova d’orgoglio. La gara è di quelle che sulla carta non hanno storia — il Portogallo è dato a 1.18 dai bookmaker (al 23 giugno 2026) — ma per CR7 il vero avversario non è l’Uzbekistan: è il cronometro della carriera.
Il Ronaldo che l’Italia ricorda
Qui mi concedo la digressione che ogni columnist italiano ha il diritto di fare. Quando penso a Ronaldo, non penso solo al fenomeno del Real Madrid o all’icona globale: penso ai tre anni alla Juventus, dal 2018 al 2021, quando portò in Serie A oltre cento gol e una mentalità da predatore che il nostro campionato non vedeva da tempo. Lo abbiamo criticato, osannato, discusso fino allo sfinimento — e proprio per questo lo conosciamo meglio di tanti altri. Sappiamo che la sua forza non è mai stata solo tecnica: è una fame che, a 41 anni, è lecito chiedersi se possa ancora bastare contro il declino fisico.
È questa conoscenza ravvicinata che mi rende cauto nel firmare frettolosamente la condanna. Ho visto troppe volte Ronaldo zittire chi lo dava per finito. Ma ho anche imparato che il calcio, alla fine, non fa sconti a nessuno — nemmeno ai più grandi.
Il nodo Martínez e un addio nell’aria
Attorno alla squadra aleggia un’altra notizia che, va detto subito, non è ancora ufficialmente confermata: secondo diverse fonti, il commissario tecnico Roberto Martínez lascerebbe il Portogallo al termine del torneo a prescindere dal risultato. La tratto per ciò che è — un’indiscrezione di stampa, non un fatto acclarato — ma se fosse vera aggiungerebbe un velo di fine ciclo a questo Mondiale lusitano. Un CT in uscita e una stella al tramonto: la cornice di un addio doppio, di quelli che il calcio confeziona ogni tanto con crudeltà poetica.
Il punto, da analista, è che il Portogallo non può permettersi di trasformare l’affetto per Ronaldo in un peso tattico. La rosa lusitana ha talento da vendere — Vitinha, Bernardo Silva, una batteria di centrocampo di livello assoluto — e il rischio è che la centralità mediatica di CR7 finisca per ingessare le scelte. È il dilemma più vecchio del calcio: quando un simbolo diventa più grande della squadra, chi comanda?
La mia opinione: rispetto, ma la squadra prima di tutto
Eccola, la mia posizione netta, perché un columnist che non si espone non serve a niente. Ronaldo merita rispetto assoluto, ma non l’intoccabilità. Se contro l’Uzbekistan ritrova il gol e la brillantezza, allora il discorso si chiude da sé e il Portogallo riparte con il suo trascinatore. Ma se anche oggi dovesse offrire una prestazione opaca, Martínez avrebbe il dovere — non solo il diritto — di ragionare sulla fase a eliminazione diretta senza vincoli emotivi. Una squadra che punta in alto (il Portogallo è dato a 13.00 per la vittoria finale, al 22 giugno 2026, nel gruppo delle outsider di lusso) non può giocare in funzione di un solo uomo, per quanto leggendario.
Il mio auspicio, da chi lo ha visto incantare anche i nostri stadi, è che Ronaldo si congedi dai Mondiali con un ultimo lampo di quelli che ce lo hanno fatto amare e odiare. Ma il calcio non si regge sui sentimenti, e il mio verdetto resta quello: la maglia del Portogallo viene prima del nome stampato sopra. Il mio giudizio sul momento di CR7: 5.5/10 — non per ciò che è stato, che esce da ogni scala, ma per ciò che ha offerto finora in questo torneo.
- Ronaldo, 41 anni, è a secco da dieci partite consecutive nei grandi tornei con il Portogallo.
- L’1-1 con la RD Congo ha riacceso le critiche: oggi contro l’Uzbekistan è chiamato a una prova d’orgoglio.
- L’Italia ha un rapporto speciale con CR7 per i tre anni alla Juventus (2018-2021, oltre 100 gol in Serie A).
- Indiscrezione non confermata: Martínez lascerebbe il Portogallo a fine torneo, a prescindere dal risultato.
- La mia opinione: rispetto totale, ma la squadra viene prima del singolo. Giudizio sul suo torneo finora: 5.5/10.
Opinione d’autore a scopo informativo. Eventuali quote citate sono indicative, aggiornate alla data riportata e riferite a operatori con licenza ADM, presentate in formato confronto (spazio quote). Vietato ai minori di 18 anni; il gioco può causare dipendenza patologica. Gioca responsabilmente — strumenti di autoesclusione e RUA disponibili.
Approfondisci: Portogallo al Mondiale 2026 · Gironi Mondiale 2026 · Pronostici vincitore Mondiale · Opinione quote Mondiale 2026