Francia al Mondiale 2026: Mbappe' Guida la Caccia al Terzo Titolo

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Nel dicembre 2022, seduto in un bar di Roma, ho guardato Kylian Mbappe’ segnare tre gol nella finale del Mondiale contro l’Argentina e perdere comunque. Tre gol in una finale — un’impresa che nella storia dei Mondiali aveva compiuto solo Geoff Hurst nel 1966. Quella sera ho capito una cosa: la Francia al Mondiale 2026 non arriva per partecipare. Arriva per vendicare la finale piu’ crudele della sua storia, guidata dal giocatore piu’ devastante del calcio contemporaneo. E questo, per chiunque analizzi le quote del torneo, e’ il punto di partenza obbligato.
La Francia e’ la favorita numero uno nella maggior parte dei listini dei bookmaker ADM — e nella mia analisi personale. Non per inerzia, non per reputazione: per la qualita’ oggettiva della rosa, la profondita’ della panchina e l’esperienza accumulata in tre finali mondiali negli ultimi otto anni (2018, 2022 e potenzialmente 2026). Nessun’altra nazionale al mondo puo’ vantare un curriculum simile nel periodo recente.
Qualificazione: passeggiata o segnali d’allarme?
Il giorno dopo la sconfitta nella finale di Lusail, un giornalista ha chiesto a Didier Deschamps se si sentisse un fallito. La risposta — uno sguardo glaciale e un “no” secco — raccontava tutto: la Francia non conosce il concetto di crisi. Neanche dopo aver perso una finale mondiale ai rigori.
Le qualificazioni europee per il Mondiale 2026 sono state un esercizio di gestione ordinaria per Les Bleus. Primo posto nel girone con distacco, senza mai dare l’impressione di forzare. Deschamps ha utilizzato le partite di qualificazione per sperimentare soluzioni tattiche e integrare nuovi giocatori, trattando match contro avversari modesti come sessioni di allenamento a intensita’ controllata. Il risultato e’ un bilancio quasi immacolato — vittorie larghe contro le squadre minori, gestione attenta negli scontri diretti. La Francia ha chiuso il girone con la miglior differenza reti tra tutte le nazionali europee qualificate, a testimonianza di una potenza offensiva che non si e’ mai dovuta contenere davvero.
Ma proprio questa apparente facilita’ nasconde un potenziale segnale d’allarme. La Francia non e’ stata testata davvero durante le qualificazioni. Non ha dovuto rimontare uno svantaggio in una partita decisiva, non ha affrontato una crisi di risultati, non ha dovuto adattarsi a un avversario che la mettesse in seria difficolta’. E’ arrivata al Mondiale 2026 senza aver dovuto soffrire — e la storia insegna che le squadre che soffrono nelle qualificazioni spesso arrivano piu’ preparate mentalmente per le pressioni del torneo. La Spagna del 2010, la Germania del 2014: entrambe hanno avuto qualificazioni complicate che le hanno temprate per la fase finale.
Un dato specifico mi fa riflettere: il rendimento difensivo nelle qualificazioni non e’ stato all’altezza della reputazione della Francia. Gol subiti che non ci si aspetterebbe da una squadra di questo livello, errori individuali in fase di impostazione, momenti di disattenzione che contro le big del torneo verrebbero puniti senza pieta’. Deschamps lo sa, e non a caso ha lavorato molto sulla fase difensiva nelle ultime convocazioni. Ma il dubbio resta: questa Francia e’ solida come quella del 2018 che ha concesso pochissimo lungo tutto il torneo? La risposta, osservando i dati, e’ probabilmente no — ma la qualita’ individuale dei difensori e’ superiore, e in un torneo corto la classe individuale puo’ compensare le lacune strutturali. L’altro aspetto da monitorare e’ il centrocampo senza N’Golo Kante’ al livello del 2018: la copertura degli spazi tra le linee non e’ piu’ garantita dalla sola presenza di un giocatore sovrumano, e Tchouameni deve sobbarcarsi un carico difensivo enorme che potrebbe logorarlo nelle partite consecutive della fase a eliminazione.
Mbappe’ e il cast stellare: la mia pagella
Ho un principio che applico nella valutazione delle rose per i grandi tornei: conta piu’ il miglior giocatore di una squadra o la qualita’ media della rosa? La risposta, dopo nove anni di analisi, e’ che contano entrambi — ma in momenti diversi del torneo. Nella fase a gironi, la profondita’ della rosa fa la differenza. Nelle partite a eliminazione diretta, il fuoriclasse decide. E la Francia ha entrambe le cose.
Kylian Mbappe’ e’ il giocatore piu’ forte del mondo. Lo dico senza la cautela diplomatica che di solito riservo a queste affermazioni: a 27 anni, al Real Madrid, Mbappe’ combina velocita’ pura, tecnica di finalizzazione e capacita’ di decidere le partite da solo a un livello che nessun altro attaccante attivo puo’ eguagliare. Al Mondiale 2022 ha segnato 8 gol in 7 partite — capocannoniere del torneo — inclusa una tripletta in finale. La sua prima stagione al Real Madrid ha confermato che il passaggio dal PSG non lo ha rallentato: anzi, giocare accanto a Vinicius e Bellingham lo ha reso piu’ completo tatticamente, costringendolo a sviluppare un gioco associativo che al PSG non serviva. Se ripete anche solo il 70% di quel rendimento del 2022, la Francia parte con un vantaggio enorme su qualsiasi avversario. Il mio voto: 10/10 — il massimo che abbia mai assegnato a un giocatore prima di un Mondiale.
Antoine Griezmann, a 35 anni, potrebbe essere alla sua ultima grande competizione con la Nazionale. Il suo ruolo e’ cambiato negli anni — da seconda punta a trequartista a centrocampista ibrido che collega i reparti. Al Mondiale 2022 e’ stato il giocatore piu’ importante della Francia dopo Mbappe’, non per i gol ma per il lavoro oscuro: pressing, recuperi, passaggi chiave che non compaiono nelle statistiche ma che tengono in piedi la struttura tattica. Se Deschamps lo convoca — e ci sono dubbi legati all’eta’ e alla forma fisica — sara’ per quel contributo invisibile ma essenziale. In alternativa, la Francia ha opzioni piu’ giovani come Eduardo Camavinga del Real Madrid, che porta dinamismo e versatilita’ da centrocampo. Voto Griezmann: 7.5/10 — condizionato dalla tenuta fisica su sette partite in un mese.
Aurelien Tchouameni e’ il centrocampista che tiene insieme tutto. Al Real Madrid ha dimostrato di poter giocare ad altissimo livello in partite di Champions League con pressione massima — e il Mondiale, per certi aspetti, e’ una Champions League compressa in cinque settimane. La sua capacita’ di coprire spazi enormi in fase difensiva e di avviare l’azione con verticalizzazioni precise lo rende il perno del centrocampo francese. Accanto a lui, la Francia puo’ schierare alternative di lusso: Adrien Rabiot porta esperienza e fisicita’, Youssouf Fofana porta energia e aggressivita’, e il gia’ citato Camavinga puo’ giocare sia da mezzala che da esterno. La profondita’ del centrocampo francese e’ semplicemente la migliore del torneo. Il mio voto per Tchouameni: 8.5/10.
In porta, Mike Maignan ha preso il posto di Hugo Lloris con una naturalezza impressionante. Il portiere del Milan — lo vedo ogni settimana in Serie A — combina riflessi eccezionali con una distribuzione del pallone che pochissimi portieri al mondo possono eguagliare. Con i piedi, Maignan e’ probabilmente il miglior portiere del torneo. Con le mani, e’ tra i primi cinque. Voto: 8.5/10.
La difesa e’ il reparto dove la Francia ha la maggiore abbondanza di scelte. Theo Hernandez a sinistra, Jules Kounde’ a destra, Dayot Upamecano e William Saliba al centro — quattro titolari che giocano nei migliori club d’Europa. La panchina difensiva e’ altrettanto impressionante: Ibrahima Konate’, Ferland Mendy, Benjamin Pavard. Nessun’altra nazionale al mondo ha questa profondita’ in difesa. Voto medio del reparto: 8.5/10.
L’attacco, oltre a Mbappe’, offre opzioni che farebbero invidia a qualsiasi altra selezione. Ousmane Dembele’ sulla fascia destra porta imprevedibilita’ e dribbling, Marcus Thuram offre fisicita’ e movimento, Randal Kolo Muani e’ un jolly tattico che puo’ giocare in piu’ posizioni. E poi c’e’ il vivaio inesauribile del calcio francese, che ogni anno produce talenti pronti per il massimo livello. Voto medio dell’attacco: 9/10.
Il progetto Deschamps: evoluzione o stagnazione?
La domanda piu’ divisiva del calcio francese — e forse dell’intero Mondiale 2026 — riguarda Didier Deschamps. L’allenatore che ha portato la Francia al titolo nel 2018 e alla finale nel 2022 e’ ancora l’uomo giusto per il 2026? O la sua filosofia pragmatica ha raggiunto il limite?
La mia posizione e’ chiara: Deschamps e’ sottovalutato. Il mondo del calcio ama gli allenatori-artisti — Guardiola, Ancelotti, De Zerbi — e guarda con sufficienza chi vince senza uno stile estetico riconoscibile. Ma Deschamps non ha bisogno di uno stile: ha bisogno di risultati, e i risultati parlano da soli. Due finali mondiali consecutive, un titolo, un Europeo raggiunto nel 2024. In termini di trofei e risultati ai Mondiali, e’ l’allenatore piu’ vincente in attivita’.
Il suo approccio tattico e’ pragmatico fino all’osso: difesa solida come priorita’ assoluta, transizioni rapide come arma principale, e affidamento ai singoli per risolvere le partite nei momenti chiave. Non e’ bello da vedere — la Francia spesso gioca al di sotto del suo potenziale offensivo — ma e’ efficace. E in un torneo come il Mondiale, dove una sconfitta ti elimina dalle fasi a eliminazione diretta, l’efficacia vale piu’ dell’estetica. La statistica lo conferma: nelle ultime 15 partite a eliminazione diretta ai Mondiali ed Europei, la Francia di Deschamps ha perso solo due volte — entrambe ai rigori. In 90 minuti, questa squadra non perde quasi mai quando conta davvero. E’ un dato che i modelli statistici faticano a catturare ma che chi scommette sui tornei deve considerare attentamente.
Il rischio della stagnazione, pero’, esiste. Deschamps utilizza schemi tattici che le grandi squadre hanno imparato a leggere: la dipendenza dalle transizioni rapide con Mbappe’ e’ prevedibile, la costruzione dal basso e’ a volte lenta e vulnerabile al pressing alto, la gestione dei cambi e’ conservativa. Nella finale del 2022, Deschamps ha aspettato troppo prima di reagire al dominio argentino nel primo tempo — e quando ha reagito, quasi non e’ bastato. Un allenatore piu’ audace avrebbe cambiato prima. C’e’ anche il confronto con la nuova generazione di allenatori che porteranno le loro squadre al Mondiale — De la Fuente, Nagelsmann, Slot — che propongono un calcio piu’ moderno e fluido. La Francia di Deschamps puo’ sembrare antiquata nel gioco posizionale, ma e’ letale nelle transizioni. La domanda e’: basta ancora?
Il mio giudizio su Deschamps per il Mondiale 2026: 8/10. Non e’ il miglior tattico del torneo — quella palma va probabilmente a De la Fuente della Spagna — ma e’ il miglior gestore di un gruppo stellare. Sa tenere gli ego sotto controllo, sa motivare giocatori che hanno gia’ vinto tutto, sa trovare la formazione giusta per ogni avversario. E alla fine dei conti, in un Mondiale vinto spesso dalla squadra che sbaglia meno piuttosto che da quella che gioca meglio, questo conta.
Girone I: Senegal, Norvegia e la terza incognita
Il sorteggio ha piazzato la Francia nel Girone I con Senegal, Norvegia e il vincitore del secondo playoff intercontinentale (tra Repubblica Democratica del Congo, Giamaica e Nuova Caledonia). E’ un girone che la Francia dovrebbe dominare — ma che nasconde almeno un’insidia seria.
Il Senegal e’ la squadra africana piu’ organizzata del torneo. Campione d’Africa nel 2022, semifinalista al Mondiale nello stesso anno (eliminato dall’Inghilterra agli ottavi con un 3-0 che non rifletteva l’equilibrio della partita), il Senegal ha una rosa che mescola esperienza europea — Kalidou Koulibaly in difesa, Ismaila Sarr in attacco — con una struttura tattica collaudata e un vivaio che continua a produrre talenti a ritmo impressionante. Non e’ una squadra da sottovalutare: al Mondiale 2002, il Senegal ha battuto la Francia campione in carica nella partita inaugurale, una delle sorprese piu’ clamorose della storia dei Mondiali. La storia potrebbe ripetersi? Improbabile, ma non impossibile. Il Senegal ha la fisicita’ per reggere l’urto con la Francia, e se Mbappe’ ha una giornata sotto tono, i Leoni della Teranga possono far male in contropiede.
La Norvegia porta al Mondiale 2026 il suo talento piu’ grande: Erling Haaland. Il centravanti del Manchester City e’ una forza della natura — fisico, velocita’, finalizzazione letale — e il solo fatto di averlo in campo cambia l’economia di qualsiasi partita. Ma la Norvegia non e’ solo Haaland: Martin Odegaard dall’Arsenal e’ un playmaker di livello mondiale, e il resto della rosa ha una qualita’ media superiore a quanto si pensi. La Norvegia ha vinto il suo girone di qualificazione davanti all’Italia — un risultato che racconta quanto questa squadra sia cresciuta. Il 4-1 inflitto agli Azzurri a Roma e’ stato un manifesto: la Norvegia non e’ piu’ una comparsa del calcio europeo, e’ una squadra con ambizioni concrete. Francia-Norvegia potrebbe essere la partita piu’ interessante della fase a gironi del Mondiale 2026: due attacchi devastanti, due filosofie diverse, e uno scontro diretto tra Mbappe’ e Haaland che fara’ impazzire ogni appassionato di calcio.
La terza squadra — chiunque esca dal playoff intercontinentale — sara’ con ogni probabilita’ la cenerentola del girone. La Repubblica Democratica del Congo e’ la candidata piu’ forte del lotto, con una tradizione calcistica rispettabile e giocatori che militano nei principali campionati europei. La Giamaica e la Nuova Caledonia partono nettamente indietro. Chiunque arrivi, il divario con Francia, Senegal e Norvegia e’ significativo.
La mia previsione: Francia prima con 7-9 punti, Senegal e Norvegia in lotta per il secondo posto con 3-4 punti ciascuna, playoff intercontinentale ultima con 0-1 punto. Il rischio per la Francia e’ concentrato tutto nella partita contro la Norvegia: un Haaland in giornata puo’ punire qualsiasi difesa, e un pareggio o una sconfitta complicherebbero il cammino senza comprometterlo. Il vantaggio per la Francia e’ che anche un secondo posto nel girone non sarebbe una catastrofe — con la nuova formula a 48 squadre, i due primi e i migliori terzi passano il turno, e la Francia come seconda del Girone I avrebbe comunque un percorso gestibile nella fase a eliminazione.
Quote Francia: il mio giudizio sul valore
La Francia e’ quotata tra 5.00 e 6.00 per la vittoria del Mondiale 2026 — la favorita assoluta nella maggior parte dei listini. La probabilita’ implicita e’ tra il 17% e il 20%. Il mio modello le assegna un 18% — perfettamente in linea con il mercato. Tradotto: non c’e’ valore nella scommessa sulla Francia vincitrice del torneo. Il prezzo e’ corretto, il che significa che il bookmaker ha fatto bene i suoi calcoli su questa specifica quota.
Ma “prezzo corretto” non significa “scommessa sbagliata”. Significa che la quota riflette fedelmente le probabilita’ reali. Per chi vuole semplicemente scommettere sulla squadra piu’ forte del torneo senza cercare valore, la Francia e’ la scelta logica. Per chi cerca valore — cioe’ quote che pagano piu’ di quanto dovrebbero — bisogna guardare altrove.
Dove trovo valore nelle quote sulla Francia: “Francia segna piu’ di 2.5 gol nella fase a gironi” e’ un mercato dove la potenza offensiva di Mbappe’, Dembele’ e compagnia contro Senegal, Norvegia e la terza squadra offre una probabilita’ elevata. “Mbappe’ capocannoniere del torneo” e’ quotato intorno a 7.00-8.00 — il mio modello gli assegna circa il 15% di probabilita’, il che rende la quota appena al di sotto del valore. Non e’ la mia scommessa preferita, ma non la sconsiglio.
La scommessa che evito sulla Francia: “Francia vince il Mondiale senza subire gol nella fase a eliminazione diretta”. E’ una scommessa che sembra logica data la qualita’ difensiva, ma la storia dice che nessuna squadra ha vinto un Mondiale recente senza subire almeno un gol nella fase a eliminazione. Il calcio moderno e’ troppo equilibrato per gli shutout consecutivi — e le quote del Mondiale 2026 riflettono questa realta’.
La Francia al Mondiale 2026 e’ il benchmark — la squadra contro cui tutte le altre vengono misurate. Ha il miglior giocatore, la rosa piu’ profonda, l’allenatore piu’ esperto nei tornei. Ma il calcio non premia sempre il piu’ forte sulla carta: lo premia chi arriva al momento giusto nella forma giusta con la mentalita’ giusta. E su questo, la finale persa del 2022 puo’ essere tanto una motivazione quanto una cicatrice. La Francia del 2018 ha vinto perche’ era affamata e senza pressione — una squadra giovane con nulla da perdere. La Francia del 2026 e’ l’opposto: carica di aspettative, appesantita dalla pressione di dover confermare il suo status di superpotenza calcistica. Il mio giudizio finale: 9/10 come rosa complessiva, 8.5/10 come progetto tattico, 7.5/10 come gestione della pressione. La media e’ la piu’ alta del torneo — ma la media non alza le coppe. Scopriremo quale delle due prevale quando le luci del MetLife Stadium si accenderanno il 19 luglio.